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Le emissioni dalle navi

La gran maggioranza delle navi utilizza oggi un carburante, il cosiddetto HFO  (Heavy Fuel Oil) – olio pesante, realizzato con scarti di raffinazione.  Un carburante denso e tossico la cui vendita agli armatori rappresenta, per l’industria petrolifera, un profitto invece che un costo dato che, ove se ne cessasse la vendita, le sostanze che lo compongono andrebbero smaltite.

 

Un carburante – economico per gli armatori – contenente un quantitativo di ossidi di zolfo, una sostanza cancerogena per l’uomo, migliaia di volte più elevato di quello consentito per i  carburanti utilizzati sulla terraferma.  La cui combustione causa emissioni enormi di particolato, black carbon e ossidi di azoto e zolfo e, conseguentemente, l’incremento di mortalità, malattie polmonari e cardiorespiratorie  a carico della popolazione esposta. Eppure le navi che utilizzano questo carburante sono prive di qualunque sistema di abbattimento delle emissioni, non usano filtri antiparticolato – che non funzionerebbe data la viscosità del fluido – né sistemi di abbattimento degli ossidi di azoto – come i catalizzatori (SCR -Selective Catalytic Reduction).

 

Per ridurre davvero le emissioni é quindi indispensabile che l’industria navale utilizzi al più presto carburanti più puliti come i distillati (MGO), e/o nuovi carburanti, che consentirebbero l’utilizzo di tecnologie di abbattimento delle emissioni. Ed è essenziale  che si adottino al più presto navi più efficienti e sistemi di propulsione alternativi e complementari – per esempio sistemi a per ridurre la quantità di carburante necessario – come le vele a rotore. 

Dal 1 maggio 2025 è entrata in vigore, nel Mediterraneo,  l’Area SECA, che pone un limite massimo di concentrazione degli ossidi di zolfo nei fumi delle navi allo 0,1%. Un miglioramento notevole in termini di emissioni nocive per l’uomo e l’ambiente che, tuttavia, non ha fatto desistere la gran parte degli armatori dal continuare a bruciare olio pesante, o al massimo uno con un tenore di zolfo un po’ più ridotto (0,5% – Very Low Sulphur Fuel Oil – VLSO), più convenienti,  adottando sistemi “alternativi”  – i cd. scrubber – per ottenere l’abbattimento degli ossidi di zolfo nei limiti di legge. 

Senza l’utilizzo di carburanti davvero più puliti, navi più efficienti  e/o modifica del sistema di propulsione, l’area  SECA non può, tuttavia, ancora influenzare in maniera significativa le emissioni navali di particolato, di black carbon che rimangono rilevanti, né, naturalmente, quelle di ossidi di azoto (NOx).  E’ quindi importante che prosegua la trattativa fra gli stati membri della Convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo, per giungere al più presto all’adozione di una Area NECA, che determini nuovi limiti alle emissioni di NOx dalle navi, e auspicabilmente, che a ciò si aggiungano presto nuovi limiti – a livello IMO (International Maritime Organization) –  alle emissioni di black carbon e particolato dalle navi.