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Facciamo respirare il Mediterraneo
Cittadini per l’aria e le associazioni e i comitati della rete FRIM, sono impegnati per ottenere che il governo, gli armatori e tutte le amministrazioni e parti coinvolte adottino le misure necessarie a ridurre al minimo l’impatto ambientale del trasporto marittimo sulle città di porto, le aree costiere, e il Mediterraneo.
La storia del nostro impegno inizia dalla creazione, nel 2015, di una rete di associazioni europee per ottenere che anche nel Mediterraneo, come già era accaduto nel nord Europa, fosse adottata un’Area a Controllo delle Emissioni Navali che riducesse, innanzi tutto, le emissioni di zolfo e di ossidi di azoto e, sperabilmente, anche particolato e black carbon.
Le emissioni derivanti dal trasporto marittimo sono in crescita, tanto che – per quanto riguarda quelle climalteranti – al 2050 – saranno del 130% maggiori che nel 2008. I dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente indicano che le emissioni di NOx dal trasporto marittimo in Europa sono aumentate del 10% dal 2015 al 2023 arrivando a rappresentare il 39% di tutte le emissioni dal trasporto in Europa.
L’Italia guida – in negativo – la classifica con emissioni di NOx dalle navi pari a un terzo di tutte quelle europee dalla navigazione e, rispettivamente, poco meno e poco più della metà quanto a quelle europee di PM2.5 e di black carbon, un inquinante che deriva dalla combustione incompleta di combustibili fossili con un impatto significativo sulla salute umana e un potente effetto serra. I ricercatori stimano che entro il 2030 le emissioni navali saranno la quota maggiore dell’inquinamento nelle città di porto.
Dal 2015 ad oggi, partendo dalla Dichiarazione di Roma, accanto alla rete delle associazioni europee si è creata. In Italia, la rete Facciamo Respirare il Mediterraneo costituita dai comitati e dalle associazioni dei cittadini che, nelle città di porto, lottano per ottenere che il porto sia una risorsa che non grava pesantemente sulle condizioni ambientali delle città come è, invece, troppo spesso oggi.
Cittadini che costruiscono reti di scienza partecipata monitorando i fumi navali, dialogano con le istituzioni, si oppongono a progetti distruttivi, raccolgono dati e chiedono risposte. E senza il cui impegno tanti dei piccoli passi avanti nelle normative, nel governo dei porti, nel controllo del rispetto delle regole nel miglioramento si verificano oggi non si sarebbero verificati.