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Il diritto all’aria
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Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’impatto grave che gli inquinanti atmosferici esercitano sulla salute umana sono state, con il tempo, in parte recepite dalla normativa europea e nazionale. Tuttavia, per molti inquinanti regolamentati, rimangono e ancora lontani i limiti indicati dall’OMS rispetto a quelli previsti dalle norme europee e, in particolare, dalla Direttiva 2008/50, recepita nel nostro paese dal D.Lgs. n. 155/2010, e dal suo aggiornamento con la Direttiva 2024/2881, da recepirsi entro dicembre 2026.
Proprio per questo motivo è ancora più importante che, almeno i limiti vigenti, vengano rispettati. Le Regioni italiane, che hanno la maggior competenza in materia di pianificazione delle misure di riduzione degli inquinanti dell’aria, hanno approvato le conseguenti leggi regionali.
Considerati gli obiettivi della Direttiva 2024/2881 e, prima ancora, quelli della 2008/50 e le esperienze, le politiche e i casi giudiziari italiani ed europei, c’è bisogno di approfondire alcuni fondamentali temi per garantire il diritto all’aria pulita.
Nel 2024 è stata approvata la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria (2024/2881), con diversi elementi di novità. Da una parte, essa inasprisce i limiti per alcuni inquinanti per avvicinarli alle linee guida dell’OMS; dall’altra, contiene una disposizione che potrebbe permettere all’Italia di rinviare fino a 10 anni il rispetto dei nuovi standard, nel tentativo di concedere più tempo alle regioni più inquinate, specialmente nel Bacino padano.
Questa deroga, voluta in parte da autorità regionali italiane, rappresenta un punto di tensione: è un rischio che impoverisce il diritto all’aria, concedendo margini aggiuntivi a chi non ha ancora adottato politiche efficaci. Abbiamo da tempo evidenziato, come dimostrato da studi epidemiologici, che proroghe troppo lunghe rischiano di costituire una sconfitta per la salute dei cittadini.
Entro dicembre 2026 tutti gli stati membri, Italia compresa, dovranno pubblicare la legge con cui trasporre la nuova Direttiva e, di conseguenza, implementare i piani e le misure per rispettare i nuovi obblighi legali.
Il monitoraggio dell’aria: ancora centrale
Perché è necessario «migliorare le attività di monitoraggio e valutazione della qualità dell’aria, … informare il pubblico” Direttiva 2008/50/CE (I considerando).
Perché è fondamentale «ridurre l’inquinamento a livelli tali che limitino al minimo gli effetti nocivi per la salute umana, con particolare riferimento alle popolazioni sensibili, …»”( VI programma comunitario di azione in materia di ambiente)
Perché “lo scopo stesso della direttiva 2008/50 sarebbe compromesso se i punti di campionamento situati in una zona o in un agglomerato determinato non fossero installati conformemente ai criteri da essa prestabiliti” Par. 49 Sentenza Corte di Giustizia Europea (I Sez.) 26 giugno 2019
Il monitoraggio continua ad essere una pietra angolare del diritto all’aria. Senza dati affidabili, localizzati e accessibili, è impossibile:
- conoscere l’entità del problema sul territorio
- informare adeguatamente i cittadini
- progettare e attuare misure efficaci e mirate
Come richiesto dalla normativa europea (Direttiva 2008/50 e Direttiva 2024/2881), è necessario migliorare gli strumenti di misurazione e trasparenza. Solo in questo modo le autorità possono intervenire con efficacia. La Corte di Giustizia europea ha più volte ribadito che errata collocazione o funzionamento dei punti di campionamento può compromettere l’intero sistema normativo e la nuova Direttiva prevede la necessità di una rivalutazione di tutta l’attuale rete in relazione all’identificazione di potenziali nuovi punti definiti critici. Le Regioni e le ARPA dovranno quindi adeguarsi alle nuove indicazioni europee.
Scopri di più sul monitoraggio dell’aria
Piani per la Qualità dell’Aria e misure regionali
I Piani per la Qualità dell’Aria “stabiliscono misure per il raggiungimento dei valori limite o dei valori-obiettivo” e cioè per assicurare una qualità dell’aria pari a quella ritenuta minima sufficiente dalla normativa europea e nazionale (Direttiva 2008/50). I piani devono contenere almeno le informazione contenute nell’allegato XV della Direttiva 2008/50/CE.
Anche con la Nuova Direttiva i Piani per la Qualità dell’Aria restano uno strumento legislativo essenziale: devono contenere misure concrete per riportare l’aria nei limiti di legge, e diventeranno ancora più strategici, vista la maggiore stringenza dei limiti e la necessità di recuperare il possibile ritardo accumulabile tramite la deroga accordata.
Le Regioni italiane rivestono un ruolo chiave in questa materia, poiché hanno la competenza principale nel definire e attuare le strategie regionali ambientali. Occorre che i piani regionali siano aggiornati, ambiziosi e attuati tempestivamente, per evitare l’effetto “proroga” come scusa per inerzia.
A livello nazionale nel 2025 è stato pubblicato il Piano nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria, della durata di 2 anni decorrenti dalla pubblicazione dello stesso nella Gazzetta ufficiale del 2 agosto 2025.
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Zone a basse emissioni (LEZ) e trasporti sostenibili
Le Zone a Basse Emissioni (LEZ/ZTL ambientali) assumono un ruolo sempre più centrale, seppur con ridotta efficacia nel contesto italiano a causa dell’approvazione del nuovo Codice della strada con la l. 177/2024, che ne ha rimodulato le sanzioni in caso di violazioni. Nonostante le decisioni italiane, rimangono fra gli strumenti più efficaci per:
- ridurre le emissioni nei centri urbani
- tutelare le aree residenziali e vulnerabili
- stimolare l’adozione di mezzi di trasporto puliti
Devono comunque essere parte di una politica integrata: investimenti in trasporto pubblico, mobilità attiva, incentivi ai veicoli puliti sono componenti essenziali per non rendere le LEZ palliative isolate.
Scopri di più sulle Zone a Basse emissioni
Giurisprudenza e tutela legale
Restano cruciali i casi giudiziari nei quali cittadini e associazioni impugnano la violazione del diritto all’aria. Con la nuova direttiva e i possibili rinvii concessi, il ricorso alla giustizia ambientale diventa ancor più strategico per:
- contestare proroghe ingiustificate
- ottenere obblighi concreti dalle istituzioni
- preservare il principio che la tutela della salute non può essere posticipata
Tribunali nazionali e la Corte di Giustizia europea continueranno a essere snodi decisivi nella difesa del diritto all’aria.
Scopri di più sui casi europei e nazionali
Diritti dei cittadini: informazione, partecipazione, ricorso
La Convenzione di Aarhus rimane caposaldo giuridico anche sul tema della qualità dell’aria, stabilendo che i cittadini devono avere il diritto di:
- accedere alle informazioni ambientali
- partecipare ai processi decisionali
- ricorrere alle vie legali se il diritto è compromesso
La trasparenza e la partecipazione civica sono strumenti essenziali per obbligare le istituzioni ad agire, anche in presenza di disposizioni derogatorie.
Non più tempo da perdere
L’adozione della direttiva 2024 segna un punto di svolta ma introduce anche un elemento critico: la possibilità di proroghe fino a 10 anni rischia di ritardare l’attuazione delle politiche necessarie.
Il diritto all’aria non può diventare un diritto rimandabile. Serve che:
- la deroga concessa all’Italia sia circoscritta, motivata e trasparente
- i limiti più severi vengano rispettati il prima possibile
- le misure regionali e locali siano efficaci, puntuali e integrate
- i cittadini vigilino, partecipino e facciano valere i propri diritti
Respiriamo aria in ogni momento. Non rimandiamo il nostro diritto, chiediamo che venga rispettato adesso.
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